Perchè venire a visitare Corno di Rosazzo

Un emozionante viaggio tra storia, arte e cultura

 

La risposta è semplice e immediata: Corno di Rosazzo è uno scrigno prezioso che si può aprire, se ne può sollevare il coperchio per ammirare i suoi gioielli di architettura e di pittura, per godere lo spettacolo delle colline con stupendi scenari, per perdersi tra le vie dei borghi dal fascino antico o per addentrarsi tra ville e castelli che narrano un ricco passato, per scoprire luoghi ospitali tra aziende vitivinicole e agriturismi, per tuffarsi nel divertimento popolare tra la gioiosa confusione delle diverse sagre locali, per respirare il fascino incantato di storie lontane e, insieme, straordinariamente presenti. 

Venire a Corno di Rosazzo e visitarlo permette di toccare con mano e conoscere tutti questi tesori. Per sentirlo subito vicino prima ancora di conoscerlo a fondo, basta seguire tre o quattro itinerari, immergersi in essi e osservare.

Il primo itinerario potrebbe essere quello che porta alla visita degli edifici sacri, tra chiese parrocchiali e cappelle votive o gentilizie, architettonicamente differenziati, raccolti nel cuore dei centri abitati o sparsi su fondi di antiche proprietà. Essi conservano opere d’arte di epoche diverse, di un certo interesse, che contribuiscono a descrivere la cultura artistica del territorio, dovuta a famose committenze ma anche a semplici espressioni di artigianato locale. Merita una particolare attenzione la chiesa parrocchiale di Corno, dedicata a Santa Maria del Rosario, per l’altare maggiore raffigurante al centro la Cena di Emmaus in un vivace altorilievo molto diffuso nell’altaristica settecentesca del Friuli, per la decorazione del presbiterio affrescata dal pittore gemonese Antonio Brollo nel 1903 e per gli intarsi in legno usciti dalla bottega di Mattia Deganutti, ritenuto il più abile mobiliere friulano del Settecento.

Nella vicina frazione di Sant’Andrat del Judrio svetta la moderna struttura architettonica della parrocchiale di Sant’Andrea apostolo, da una pianta ottagonale a un alzato di forma piramidale, che richiama l’idea biblica della tenda.
Altrettanto interessanti, proprio per la loro espressione di un’arte squisitamente popolare e spontanea sono le semplici tipologie delle chiese votive, sparse nel verde della campagna, che testimoniano la religiosità della popolazione legata al lavoro dei campi e al rispetto reverenziale della divinità sempre presente e partecipe della quotidiana fatica.

Incantevole è la posizione di queste chiesette, che spazia, a perdita d’occhio, sull’anfiteatro collinare modellato dal lavoro di generazioni di viticoltori ma anche sui boschi e sui campi coltivati della pianura solcata dal torrente Corno e dal fiume Judrio. Dal ponte sul Corno molto bella e particolare è anche la vista della costruzione neoclassica del santuario di Madonna d’Aiuto, che conserva la venerata statua della Madonna con Bambino, in legno dipinto e dorato, del secolo XVII e centinaia di ex voto, oggettuali e pittorici.

 

 

 

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ducatoIl secondo itinerario passa in rassegna l’ambiente urbano delle frazioni (Noax, Sant’Andrat del Judrio, Visinale del Judrio) e dei rispettivi borghi, che si dispongono lungo le strade di confluenza verso il capoluogo, con una distribuzione a ventaglio rispetto a questo. Anche se hanno perso molto delle caratteristiche originarie, comuni alle abitazioni rurali dei secoli passati, Borgo di Sotto (Borg di Sot a Corno) e Borgo Centa Visinale, il complesso di edifici del mulino sul fiume Judrio. (Zente a Sant’Andrat) presentano ancora ai nostri occhi resti di cortine edilizie, innalzate per ragioni di difesa, con la parte abitativa prospiciente la strada e i rustici adiacenti o disposti a pettine nell’interno, verso gli orti o la braida. Proprio lungo le strade spiccano alcuni particolari architettonici, come i portali architravati per il passaggio dei carri agricoli e le porte ad arco per l’accesso pedonale. A Visinale di Sotto, nella parte più bassa dell’abitato, dal ponte sul Judrio balza agli occhi l’impagabile visuale del complesso del mulino, la cui grande ruota sfruttava la corrente del fiume. Un tempo le alterne vicende di questi agglomerati rurali, compreso lo stesso capoluogo attuale, gravitavano attorno al castello di Gramogliano, arroccato sull’omonimo colle fin dal secolo XIII, la cui imponente funzione difensiva è ancora segnalata dall’unica torre circolare superstite. In questo tessuto urbano si inseriscono le ville padronali, rimaneggiate nei secoli (villa Torriani, villa Cabassi, villa Moroldi, villa Trento, villa degli Onesti) con il loro parco, le dipendenze e con gli annessi rustici, segno evidente che oltre a una funzione abitativa assolvevano anche a quella agricola. Tra le moderne abitazioni spuntano anche i capannoni dell’industria del legno e i diversi opifici delle attività artigianali, che assieme alla produzione vitivinicola sostengono l’economia del territorio. Sulla fascia delle colline, invece, l’edilizia abitativa è caratterizzata dalla presenza di alcuni insediamenti rurali sparsi con la casa isolata sul fondo coltivato e con rustici disposti attorno a una corte o posti vicini all’abitazione. In alcuni si nota la presenza della zona del focolare sporgente dal perimetro della casa; essa sembra una specie di abside, munita di una o due piccole finestre per illuminare la zona del fuoco e agevolare, con l’aerazione, lo smaltimento del fumo.

tendone

 

Il terzo itinerario potrebbe consistere nel giro dei monumenti, che rimandano alle memorie asburgiche e alle vicende delle due guerre mondiali. A Sant’Andrat del Judrio nell’ “Osteria all’Armistizio 1866”, ora abitazione privata, la tradizione popolare racconta che sia avvenuto un incontro conviviale dei delegati austriaci e italiani, nel predisporre i preliminari del trattato di pace del 12 agosto 1866 firmato a Cormons. A Visinale, la stele, con la raffigurazione di un milite pronto a sparare aiutato da una divinità guerriera, testimonia il primo colpo di fucile sparato dalle truppe italiane nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1915.

Altre lapidi (a Corno in piazza Divisione Iulia, in piazza 27 maggio e nel cimitero, a Sant’Andrat nel piazzale della chiesa parrocchiale) con lunghe liste di nomi recuperano il ricordo di trincee, di epiche e luttuose battaglie e di inenarrabili esperienze, che aiutano ad aprire le pagine della nostra storia più recente. D’obbligo per gli amanti della natura sono una passeggiata a piedi o una dolce pedalata lungo i tornanti delle colline tra boschi e vigneti, ma anche una rilassante sosta al Bosco Romagno. A ogni svolta di sentiero, a ogni passaggio di collina si incontra uno spazio boschivo, un vigneto, una casa rurale, un’azienda agricola, una cantina dove l’assaggio, il profumo racchiuso in un bicchiere, diventa conoscenza e amicizia.

Il vino qui è cultura, storia, sfumatura di colore che non si finisce mai di conoscere. Sia i bianchi sia i rossi sono tutti vini di ottima qualità, provenienti soprattutto dalla zona di produzione a Denominazione di Origine Controllata (D. O. C.) “Colli Orientali del Friuli”. La nuova etichetta del territorio è il Blanc di Cuar, per il quale vale la pena di venire a Corno di Rosazzo, alla scoperta del mondo vitivinicolo. Basta lasciarsi guidare dal palato e dal naso, il retrogusto sarà indimenticabile.

 

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Ogni itinerario, ogni scoperta di arte o di natura ha il suo lieto fine intorno a una tavola ricca di sapori, capace di appagare i diversi palati. Non si può lasciare Corno di Rosazzo senza aver scelto un ristorante, una trattoria, un agriturismo di collina, un’osteria per gustare le migliori ricette della tradizione locale con l’uso di ingredienti semplici. Dovunque si è immersi in un’atmosfera domestica, sempre piacevole e garbata. E per concludere in bellezza: il picolit, pregiato vino da meditazione. Corno di Rosazzo, a breve distanza da Cividale del Friuli, da Udine e da Gorizia, aspetta i visitatori per immergersi nel suo ricco scrigno e per scoprire altre sorprese, altre sensazioni, altre nuove realta dalle forti suggestioni, sparse nei suoi dintorni.

È facile da raggiungere, ma sarà difficile da dimenticare.

Maria Visintini

 

 

 

 

 

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